Accadde il 22 luglio 1970

Il 22 luglio del 1970, alle ore 17.10, nei pressi della stazione di Gioia Tauro, il “Treno del Sole” che, partito da Siracusa, era diretto a Torino Porta Nuova, improvvisamente iniziò a sobbalzare e a procedere a strappi. Il macchinista, allora, pensò di azionare il freno rapido il che, però, provocò il deragliamento dai binari del convoglio che si spezzò in tre tronconi e il capovolgimento di alcune carrozze. Su quel treno stavano viaggiando all’incirca 200 persone, compreso un gruppo di pellegrini diretti a Lourdes. Nel grave incidente morirono 6 persone e si registrò anche una settantina di feriti, dei quali molti ricoverati negli ospedali della zona in gravi condizioni. Ma che cosa aveva provocato quel disastro? Inizialmente si parlò di un guasto meccanico o di un errore umano. Si giunse persino ad iscrivere nel registro degli indagati alcuni ferrovieri, con le gravi accuse di disastro colposo e omicidio colposo plurimo. Poi, però, tali accuse vennero a cadere e ci fu il proscioglimento per tutti gli imputati. Soltanto nel giugno del 1993 il caso fu riaperto grazie soprattutto a due pentiti della ‘Ndrangheta i quali rivelarono che sulla tratta Bagnara-Goia Tauro era stata collocata una bomba, la cui esplosione aveva provocato il deragliamento del treno. Si era trattato, quindi, di un attentato terroristico di matrice neofascista, organizzato da esponenti di Avanguardia Nazionale. E così, dopo le varie fasi di giudizio, la Corte di Assise di Palmi, nel febbraio del 2001 emise una sentenza di condanna per gli esecutori della strage individuati in Vito Silverini, Vincenzo Caracciolo e Giuseppe Scarcella, tutti esponenti di Avanguardia Nazionale e tutti deceduti. Si ipotizzò anche che a quel tempo, in Calabria, si era venuta a creare un’alleanza strategica tra la criminalità organizzata e l’eversione nera. Al termine dei vari dibattimenti il solo che ricevette una condanna fu Giacomo Ubaldo Lauro, testimone chiave della vicenda, riconosciuto colpevole di concorso anomalo in omicidio plurimo. Il reato, però, nel frattempo, si era estinto a causa della prescrizione. Questi i nomi dei sei poveretti periti nel deragliamento del treno: Rita Caccia, Rosa Fassari, Andrea Gangemi, Nicoletta Mazzocchio, Letizia Concetta Palumbo, Adriana Maria Vassallo. La cosa più grave è che per la loro morte non pagò nessuno.








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