Bar Vicini, quando a Sora ci si incontrava sotto i Portici

I Portici di Piazza Santa Restituta, luogo di incontro e dello “struscio” del sabato pomeriggio.

Il caffè, la pizza, le chiacchiere e lo “struscio” del sabato: la storia di un locale diventato il salotto della città e della famiglia Vicini, protagonista della vita sorana per intere generazioni

SORA – Ci sono luoghi che, anche quando smettono di esistere, continuano a vivere nella memoria. Basta pronunciarne il nome e tornano improvvisamente i rumori, i profumi, le voci e i volti di un tempo. A Sora, uno di questi luoghi era il Bar Vicini, sotto i portici di Piazza Santa Restituta. C’era il profumo del caffè appena fatto. C’era quello della pizza della storica pizzeria accanto. C’erano i tavolini pieni, le comitive di ragazzi, gli amici che si davano appuntamento senza bisogno di telefonarsi e quello “struscio” del sabato pomeriggio che trasformava il centro cittadino in un grande palcoscenico.

E poi c’erano loro: i Vicini. Per decenni, quella famiglia è stata parte integrante della vita commerciale e sociale di Sora. Il loro bar non era soltanto un esercizio pubblico. Era un luogo dove la città si incontrava, si raccontava e, in qualche modo, si riconosceva.

Il Bar che era il salotto di Sora

Il Bar Vicini sotto i Portici di Piazza Santa Restituta, uno dei luoghi simbolo della socialità sorana.

La storia comincia negli anni Cinquanta, con Nicola Vicini, che dà vita all’attività di famiglia. Ma è con Tonino Vicini che il bar assume una dimensione ancora più grande, diventando uno dei punti di riferimento della socialità cittadina. Tonino aveva il dono dell’accoglienza. Elegante, cordiale, sempre pronto alla battuta, conosceva gran parte dei suoi clienti per nome. Dietro il bancone non serviva soltanto caffè: si ascoltavano storie, si commentavano le notizie, si discuteva di calcio e politica, si parlava della vita di tutti i giorni.

Il Bar Vicini diventava così una sorta di salotto pubblico della città. Un luogo nel quale si poteva entrare per un caffè e restare molto più a lungo del previsto.

Quel sabato pomeriggio che non tornerà

I Portici di Piazza Santa Restituta, luogo di incontro e dello “struscio” del sabato pomeriggio.

Per chi quegli anni li ha vissuti, il ricordo più forte è forse quello del sabato. Piazza Santa Restituta si riempiva di giovani. La fila davanti alla pizzeria poteva durare anche un’ora. Si aspettava il proprio turno per un pezzo di pizza e, nel frattempo, si passava dai tavolini del Bar Vicini, si incontravano gli amici, si salutavano i conoscenti. Sotto i portici la città sembrava fermarsi e, contemporaneamente, vivere alla massima velocità. Quando arrivava la pioggia, poi, quei portici diventavano un rifugio naturale e un gigantesco punto d’incontro. Non esistevano social network, messaggi istantanei o appuntamenti organizzati attraverso uno smartphone; ci si incontrava e basta. E spesso bastava fermarsi qualche minuto davanti al Bar Vicini per ritrovare mezza città.

La differenza era nelle persone

La posizione, certamente, aiutava. Ma il successo del locale aveva soprattutto un’altra spiegazione: le persone che ci lavoravano. Dietro il bancone tutto sembrava funzionare con un ritmo preciso. Il caffè, le comande, il servizio ai tavoli. Ma soprattutto c’era la conoscenza dei clienti. C’era chi aveva il suo caffè preferito, chi ordinava sempre lo stesso aperitivo e chi entrava semplicemente per salutare. Era un rapporto costruito nel tempo, fatto di attenzione e memoria.Una forma di ospitalità nella quale il cliente non era un numero e nemmeno soltanto una comanda. Era una persona conosciuta.

Maria e Mariella, due presenze indispensabili

Maria e Mariella, due presenze fondamentali nella storia del Bar Vicini.

Accanto a Tonino c’erano Maria Vicini, sua sorella, e Mariella, sua moglie. Presenze discrete ma fondamentali, erano loro a garantire una parte importante dell’organizzazione quotidiana del locale. La cassa, il banco, la pasticceria, la gestione delle tante esigenze che accompagnavano una giornata di lavoro. Chi frequentava il Bar Vicini le ricorda come figure costanti, disponibili e attente. Anche attraverso il loro lavoro passava quella dimensione familiare che rendeva il locale diverso da tanti altri.

Santa Restituta, giorni di lavoro e passione

Poi arrivavano le feste di Santa Restituta. Erano i giorni della grande prova.

Il Bar Vicini si trasformava in una macchina organizzativa che doveva affrontare un’affluenza straordinaria. Si lavorava dalla mattina fino a tarda notte. Ai collaboratori abituali si aggiungevano giovani del posto e parenti. Maria e Mariella seguivano la cassa e la pasticceria. Tonino coordinava il bancone, i rifornimenti e il servizio. La fatica era tanta, ma proprio in quelle giornate emergeva il carattere della famiglia: lavorare insieme, aiutarsi, non tirarsi indietro. Era lo spirito di una famiglia e, allo stesso tempo, quello di una città.

Quando il Bar Vicini scendeva in campo

Il rapporto con Sora non finiva dietro il bancone. Nel giugno del 1972, il Bar Vicini partecipò con una propria squadra al primo Torneo dei Bar di Sora. Le partite si disputavano al campo “Le Baracche”, accanto all’Istituto Cesare Baronio. Anche il calcio diventava così un’occasione per rafforzare quel senso di appartenenza che legava il locale alla comunità. Perché il Bar Vicini non era soltanto un’attività commerciale. Era una presenza nella vita della città.

La città cambia. I ricordi restano

Mariella e Tonino Vicini

Con il passare degli anni la gestione cambiò. L’insegna scomparve e quegli spazi furono occupati da altre attività. Ma alcune storie non finiscono quando cambia una vetrina. Per molti sorani, Piazza Santa Restituta continua a riportare alla mente il volto di Tonino, la presenza di Maria e Mariella, i camerieri, i tavolini, le comitive di ragazzi e quel continuo movimento che faceva del centro di Sora uno dei luoghi più vivi della città.

Oggi quei ragazzi sono diventati adulti. Alcuni hanno lasciato Sora, altri sono rimasti. Molti hanno costruito famiglie, carriere, vite lontane da quei portici. Ma basta tornare in quella piazza perché riaffiori un pezzo di giovinezza. Il Bar Vicini appartiene a una Sora che non esiste più, ma che continua a vivere nei ricordi. Una Sora fatta di piazze vissute, di incontri casuali, di caffè bevuti lentamente, di pizza mangiata in compagnia, di discussioni interminabili e di persone che si conoscevano davvero. Ed è forse questa la sua eredità più importante.

Non il bancone; non i tavolini; non l’insegna: le persone. Perché un bar può chiudere, un’attività può cambiare nome e una piazza può trasformarsi. Ma quando un luogo è stato davvero parte della vita di una comunità, la sua storia non chiude mai. Resta nella memoria di chi, passando sotto quei portici, può ancora sentire il profumo del caffè e, per un istante, ritornare alla Sora di allora.

Dalla memoria del periodico alla memoria della città

Questo racconto nasce dalle pagine del periodico Vita Ciociara e viene oggi riproposto online per recuperare e condividere storie, luoghi e personaggi che hanno fatto parte della vita di Sora. È un viaggio nella memoria di una città attraverso i suoi luoghi di incontro, le attività storiche e le persone che, con il loro lavoro quotidiano, hanno contribuito a costruirne l’identità.

Vita Ciociara continuerà a raccogliere e raccontare queste storie, perché la memoria di una comunità non appartiene soltanto al passato: è parte della sua identità.









Rocco Pagliaroli
Author: Rocco Pagliaroli

Socio Fondatore di Vita Ciociara, Presidente da sempre. Cura personalmente il sito internet con l'aiìiuto di collaboratori per l'inserimento di notizie che pervengono con comunicati stampa

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Informazioni su Rocco Pagliaroli 2967 articoli
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