Ci ha lasciato il “Comandante Alfa”

Il Comandante Alfa (foto reperita dal web)

Il Comandante Alfa ci ha lasciati ieri domenica 19 luglio 2026 all’età di 75 anni, a causa di una malattia contro cui stava combattendo. La notizia della scomparsa del Luogotenente dell’Arma dei Carabinieri è stata diffusa attraverso i suoi canali social ufficiali.

Chi era il “Comandante Alfa”?

Il Comandante Alfa è stato uno dei fondatori del GIS (Gruppo di Intervento Speciale) dell’Arma dei Carabinieri ed è il carabiniere più decorato d’Italia. Era nato a Castelvetrano nel 1951, aveva 75 anni. Ha vissuto gran parte della sua vita nell’anonimato, mostrando in pubblico solo il volto coperto da un mefisto (un passamontagna) per proteggere se stesso e la sua famiglia dalle ritorsioni della criminalità organizzata e del terrorismo. Nel 1978 viene scelto insieme a pochi altri per creare il reparto d’élite dell’Arma per l’antiterrorismo. Ha partecipato alla liberazione di ostaggi (come il piccolo Cesare Casella) e alla cattura di pericolosi latitanti. Ha operato in teatri di guerra complessi come l’Iraq, la Bosnia, il Libano, il Niger e l’Afghanistan. Ha addestrato generazioni di operatori delle forze speciali italiane ed estere. Nel corso della sua carriera ha ricevuto la Croce d’Oro al Merito dell’Arma dei Carabinieri e l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. 

Dopo il congedo ha rivelato la sua identità storica (mantenendo il segreto sul vero nome e sul volto) scrivendo libri di grandissimo successo come Cuore di rondine e Io vivo nell’ombra. Ha dedicato gli ultimi anni della sua vita alla beneficenza e agli incontri con i giovani nelle scuole per trasmettere i valori della legalità.

Il ricordo del Comandante Alfa, a poche ore dalla sua scomparsa, ha suscitato un’ondata di profonda commozione in tutta Italia, unendo le istituzioni, i colleghi dell’Arma e i tantissimi cittadini che lo seguivano. Il messaggio ufficiale, diffuso dalla famiglia e dall’Accademia della Legalità sui canali social, lo ha salutato così: “Ci lascia un uomo Speciale, che ha saputo donare affetto, valori e ricordi che resteranno per sempre nel cuore di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e non solo. Vi chiediamo di rispettare questo momento di lutto con discrezione e sensibilità”. 

I temi centrali del cordoglio e del ricordo pubblico si concentrano su tre aspetti fondamentali della sua vita. Le sezioni dell’Associazione Nazionale Carabinieri e i colleghi dei reparti speciali lo ricordano come il pilastro fondante del Gruppo di Intervento Speciale (GIS). Il suo celebre mefisto nero (il passamontagna) non era solo uno strumento di protezione operativa, ma è diventato nell’immaginario collettivo il simbolo degli “eroi silenziosi” dello Stato, uomini che rinunciano alla propria identità per difendere la collettività dal terrorismo e dalla criminalità.  

Molti messaggi arrivano dal mondo della scuola e dell’associazionismo. Dopo il congedo, il Comandante Alfa aveva intrapreso una vera e propria missione civile. Attraverso i suoi libri e centinaia di incontri pubblici in tutta Italia, l’ultimo dei quali a marzo a Reggello, parlava ai ragazzi spiegando che la vera forza non sta nelle armi, ma nel rispetto delle regole, nella solidarietà e nel coraggio delle proprie azioni. Oltre alla vita militare, la comunità lo piange per la sua straordinaria vicinanza ai più deboli. Negli ultimi anni aveva supportato attivamente l’Accademia della Legalità e promosso numerose iniziative di beneficenza, in particolare a sostegno dei reparti di oncologia pediatrica, dimostrando che dietro la corazza del soldato d’élite c’era una profonda sensibilità umana.

Il “Capitano Ultimo” (Sergio De Caprio) e il Comandante Alfa sono legati da un rapporto di profonda stima reciproca e rispetto fraterno, essendo stati per decenni i due volti-simbolo (seppur coperti dal passamontagna) dei reparti d’élite e della lotta alla criminalità nell’Arma dei Carabinieri.  

Sebbene appartenessero a reparti diversi — il Comandante Alfa al GIS (reparto d’assalto e antiterrorismo) e Ultimo al ROS/Crimor (investigativo e cattura latitanti) —, le loro strade si sono incrociate spesso, sia in operazioni sul campo che in eventi pubblici legati alla memoria storica e alla solidarietà.  Il legame e il ricordo tra i due si fondano su tre pilastri principali:

Il Comandante Alfa stesso, parlando del loro rapporto, ha sempre sottolineato che tra di loro c’era una sintonia speciale. Li definiva colleghi che, in modi diversi ma con lo stesso spirito di sacrificio, “hanno contribuito a fare una parte della storia dell’Arma dei Carabinieri”. Entrambi hanno scelto di rinunciare alla propria identità e alla libertà personale per servire lo Stato.  Entrambi hanno condiviso il destino di dover vivere nell’ombra.

Negli anni successivi al servizio attivo, le due figure si sono unite in diverse occasioni pubbliche e di beneficenza. Hanno partecipato insieme a eventi storici, come le commemorazioni per i caduti della strage di Nassiriya, e attraverso le rispettive realtà — tra cui l’associazione dei Volontari Capitano Ultimo a Roma — hanno sempre espresso vicinanza l’un l’altro, promuovendo il supporto ai più deboli, l’aiuto alle case-famiglia e l’educazione dei giovani alla legalità.








Rocco Pagliaroli
Author: Rocco Pagliaroli

Socio Fondatore di Vita Ciociara, Presidente da sempre. Cura personalmente il sito internet con l'aiìiuto di collaboratori per l'inserimento di notizie che pervengono con comunicati stampa

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