Il 18 luglio del 1979, poco dopo le 18.00, due giovani, scesi da una Renault di colore marrone parcheggiata davanti al Bar dell’Angelo di Carmine Civitate, in via Veronese, a Torino, entrarono nel locale ed esplosero tre colpi di arma da fuoco che colpirono il gestore alla fronte e al petto, uccidendolo sul colpo. Subito dopo la formazione eversiva di estrema sinistra “Prima Linea” fece pervenire la sua rivendicazione al quotidiano “La Stampa”. In essa si affermava che l’omicidio di Civitate era stato originato dalla volontà di vendicare la morte di due compagni, Matteo Caggeggi e Barbara Azzaroni, che il 28 febbraio di quello stesso anno erano stati uccisi in quel bar in un conflitto a fuoco con la Polizia. Nel corso del processo, concluso con la condanna dei responsabili, Marco Donat Cattin e Maurice Bignami, emerse però che Civitate non aveva segnalato alla Polizia la presenza nel bar di persone sospette e che aveva rilevato l’esercizio commerciale solo dopo l’uccisione dei due terroristi di “Prima Linea”. In parole povere era del tutto estraneo alla vicenda. Quanto ai due killer, Marco Donat Cattin, detto comandante Alberto, figlio di Carlo, noto esponente democristiano, arrestato a Parigi nel 1980, si dissociò dalla lotta armata ed ebbe per questo una pena ridotta. Morì poi tragicamente in un incidente stradale nel 1988. Anche Maurice Bignami, ex militante di Potere Operaio, dopo il suo arresto nel 1981, si dissociò politicamente da “Prima Linea” e collaborò attivamente allo scioglimento del gruppo eversivo. Per questo fu ammesso ad intraprendere un percorso riabilitativo d’impegno sociale. Prima di concludere due parole su Carmine Civitate che si era trasferito dalla provincia di Crotone a Torino in cerca di lavoro, come tanti altri in quel periodo. Quando fu colpito a morte aveva soltanto 38 anni e lasciò la moglie Francesca e due bambini di 4 e 5 anni. Aveva acquistato quel locale soltanto da pochi mesi e con grandissimi sacrifici economici. Soltanto nel 2009, dopo trent’anni da quell’efferato delitto, a Torino, sul muro esterno di quello che era stato il suo bar, la municipalità fece affiggere una targa in suo ricordo: un gesto colpevolmente tardivo ma doveroso. Infine, il 21 aprile del 2010, a Carmine Civitate è stata concessa l’onorificenza di “vittima del terrorismo”
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