Accadde oggi 7 luglio 1647

Il 7 luglio del 1647 scoppiò a Napoli una violenta rivolta popolare contro le gabelle (le tasse) e più in generale contro l’esorbitante pressione fiscale imposta dal vicereame spagnolo. “Viva il Re di Spagna e muoia il malgoverno”: questo il grido che si sentì risuonare ossessivo nelle strade e nelle piazze di Napoli. Promotore della sommossa fu Tommaso Aniello d’Amalfi, più conosciuto come Masaniello, un modesto facchino che viveva in un tugurio della Piazza del Mercato, il quale, rivelando doti insospettabili di comando, si pose alla testa dei “lazzari” e costrinse il tremebondo viceré d’Arcos a scendere a patti con la fazione popolare. Il tutto si esaurì il 16 luglio quando gli stessi popolani, sobillati dagli spagnoli, misero a morte Masaniello che pure, fino a poche ore prima, era stato il loro capo potente e riverito. Masaniello fu ucciso da alcuni sicari all’interno della basilica del Carmine che quel giorno era stracolma di fedeli lì convenuti per la festa della Madonna. Freddato da una serie di archibugiate, il suo corpo fu decapitato, trascinato orrendamente per le strade del quartiere del Lavinaio, e poi gettato in una “chiavica”. La testa, invece, fu portata dai congiurati al viceré come prova tangibile della sua morte. Il giorno dopo, però, la gente si pentì, anche perché i governanti spagnoli non avevano perso tempo a reinserire le gabelle che durante la rivolta erano state sospese. Ben presto si cominciò a sentire la mancanza di chi, con indomito ardore, aveva costretto il potere a scendere a patti, cogliendo risultati apprezzabili. Fu allora che il corpo di Masaniello venne recuperato, lavato e profumato, mentre la testa veniva riattaccata al tronco. Quindi, collocato su di un imponente catafalco, gli si tributò un solenne funerale, degno di un capo di stato, al quale partecipò compunto lo stesso viceré spagnolo. Finita la processione, contraddistinta da una folla imponente, il corpo di Masaniello fu sepolto nella basilica della Madonna del Carmine. E qui restò fino al 1799 quando il re Ferdinando IV di Borbone ordinò la rimozione e la dispersione delle ossa, per cancellare ogni traccia e, soprattutto, il ricordo di chi si era opposto così strenuamente al potere costituito.







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