Accadde oggi 6 luglio 1415

Il 6 luglio del 1415, a Costanza, nella parte sud occidentale della Germania, veniva bruciato sul rogo quale eretico Jan Hus, sacerdote, teologo, predicatore e riformatore boemo. Dotato di grande cultura, Hus, prendendo spunto dal pensiero e dalle opere di John Wycliffe, teologo britannico, nei suoi vibranti sermoni si scagliava spesso contro la corruzione del clero, sostenendo l’esigenza ormai non più procrastinabile di una seria riforma della vita morale di ecclesiastici e laici, e contro il turpe mercato delle indulgenze. Malgrado la sua posizione fosse quanto mai scomoda, specialmente per le alte gerarchie della Chiesa, Hus fu nominato rettore dell’università di Praga. Eletto però papa, nel giugno del 1409, Alessandro V, ci fu una stretta significativa che portò alla condanna degli scritti di Wycliffe e al divieto di predicazione per Hus. Quest’ultimo non volle ubbidire e così il nuovo pontefice, Giovanni XXIII (in quel periodo era in corso lo scisma d’Occidente e vi erano contemporaneamente altri due papi: Gregorio XII, poi deposto e Benedetto XIII insediato ad Avignone), lo convocò a Roma per dare conto del suo rifiuto. Ma Hus non si presentò e continuò imperterrito a predicare malgrado la proibizione. E così nel 1412 fu scomunicato. Nel Concilio di Costanza (novembre 1814), tra le tante altre questioni che affliggevano la Chiesa, fu presa in esame anche la posizione di Jan Hus che qualche mese prima aveva assistito alla messa al rogo delle sue opere. Il nostro fu convocato e questa volta costretto a presentarsi, anche perché in cuor suo credeva di godere della protezione del re d’Ungheria Sigismondo di Lussemburgo. Accusato di diffondere pensieri eretici, fu tratto in arresto ai primi di dicembre di quello stesso anno. Messo sotto processo gli fu intimato di ritrattare le sue affermazioni ma si rifiutò di abiurare. Hus si difese con molta energia e altrettanto coraggio, ma la sua sorte era ormai segnata. Il 6 luglio del 1415 la corte, riunita nel duomo di Costanza, lo dichiarò colpevole e lo condannò alla pena capitale. Hus chiese di poter replicare alle accuse ma gli fu imposto di tacere. Invitato di nuovo ad abiurare, rifiutò e rivolgendosi al signore Gesù lo implorò di perdonare tutti i suoi nemici per amore del suo nome. Spogliato dei paramenti sacri che indossava e con sulla testa una corona di carta in segno di scherno, fu portato fuori dal duomo e il corteo passò davanti al cimitero dove stavano bruciando i suoi libri. Quindi, giunti sul luogo dell’esecuzione, fu denudato e legato ad un palo con funi e una catena intorno al collo. Gli posero sotto i piedi due grandi fascine di legna mista a paglia e altre intorno al corpo, in modo tale che restasse visibile soltanto la testa. Esortato per l’ultima volta ad abiurare, Hus cominciò a cantare e poi a recitare il Padre Nostro. Intanto i carnefici avevano dato fuoco alla pira e le fiamme avvilupparono rapidamente il corpo. Quindi la cenere fu raccolta e gettata nel fiume Reno che scorreva lì nei pressi. Qualcuno racconta che negli ultimi istanti di vita Jan Hus abbia detto: “Oggi voi bruciate un’oca ma dalle ceneri sorgerà un cigno”. E in questa frase molti hanno visto un riferimento a Martin Lutero il cui pensiero, appena pochi decenni dopo, scosse dalle fondamenta la Chiesa cattolica.  







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