Accadde il 13 giugno 1946

Il referendum istituzionale che si era tenuto il 2 e il 3 giugno del 1946 aveva decretato la vittoria della repubblica: 12.717.923 cittadini italiani avevano votato per la forma repubblicana dello stato mentre 10.719.284 erano stati quelli favorevoli alla monarchia. La nascita della repubblica italiana sanciva automaticamente la fine dell’esperienza monarchica. E così, senza indugiare oltre, il 13 giugno del 1946, l’ultimo re d’Italia, Umberto II di Savoia, lasciava volontariamente il paese per trasferirsi a Cascais, nel sud del Portogallo. E lo fece senza neanche aspettare la proclamazione ufficiale del risultato referendario e l’esito dei ricorsi presentati dal partito monarchico che ipotizzava brogli elettorali, tutti respinti qualche giorno dopo (18 giugno) dalla Corte di Cassazione. Ciò per evitare che diventasse ancora più violenta la contrapposizione fra repubblicani e monarchici che pure infiammò molte città italiane dopo l’esito referendario. L’episodio più grave si ebbe a Napoli l’11 giugno dove in uno scontro tra opposte fazioni, persero la vita nove monarchici e si registrò una cinquantina di feriti. Umberto II era rimasto in carica soltanto 35 giorni: dal 9 maggio al 13 giugno 1946 e per questo fu soprannominato “il re di maggio”. Morì a Ginevra, in Svizzera, il 18 marzo 1983, all’età di 78 anni, senza più tornare in Italia. La Costituzione repubblicana, entrata in vigore il 1° gennaio del 1948, vietava infatti l’ingresso e il soggiorno nel nostro paese agli ex sovrani di casa Savoia, alle loro consorti e ai loro discendenti maschi. Divieto che, contenuto nella XIII disposizione transitoria, fu abrogato, attraverso una legge costituzionale, nell’ottobre del 2002.







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