Dal numero di Ottobre di Vita Ciociara on line. Ancora avvolta nel mistero la scrittura sulla pietra murata in un casolare in contrada Fontana nel territorio di Campoli Appennino
Nel 1822 il grande egittologo francese J.F. Champollion riuscì a decifrare le scritte in geroglifico incise sulla celeberrima stele di Rosetta. Ma ancora oggi, nella nostra piccola realtà, malgrado vari tentativi atti a svelare l’arcano significato delle frasi riportate su una pietra murata in un casolare situato nei pressi della “fontana d’ capp’llit”, nessuno è riuscito a decifrare e quindi a dare un significato alle parole scolpite sulla roccia calcarea della pietra. La pietra squadrata, ritrovata nello stesso areale in zona Fontanelle nel 1880 durante lo scavo di un acquedotto, presenta sulla faccia levigata ed esposta alla visione 5 righe incise costituite da strane lettere. La prima menzione su questa strana lapide fu fatta nel libro scritto dal Maestro Basilio Conflitti, “Un remoto angolo d’Italia”, pubblicato nel 1928; eccone il contenuto integrale: “In una casa colonica presso la fontana è murata una pietra squadrata, 46×50 rinvenuta poche centinaia di metri lontano, durante l’escavazione d’un acquedotto, nel 1880. Vi sono segnate le seguenti lettere, ( si trascrivono letteralmente), che aspettano ancora… il loro Champollion.”
La seconda menzione si trova nel libro scritto da Pasquale Mastroianni, “Monografia storica di Campoli Appennino” , pubblicato nel 1996, della quale si riporta fedelmente il testo: Ad un’altra iscrizione su pietra cubica di cm. 46X50, venuta alla luce nel 1880
in località “Fontanelle”, murata sulla parete esterna dell’abitazione degli eredi di Geremia Conflitti, in contrada “Fontana”, è stata data, dal compianto arciprete Don Vincenzo Di Poce, una interpretazione che potrebbe essere quella giusta, per cui si fa espresso invito a chiunque abbia dimestichezza con la scienza della epigrafia di volersi dedicare allo studio dell’enigmatica epigrafe, un vero rompicapo, specie negli ultimi due righi, per sciogliere una volta per tutte l’arcano che si nasconde in essa.
Questa, comunque, l’interpretazione a cui è giunto il nominato Don Vincenzo Di Poce: vedasi una delle foto allegate.
Infine nel testo scritto da Andrea Capoccia e Stefano Guadagni, “L’acquedotto nel Lacerno” e risalente al 2009, si riporta un’attenta analisi epigrafica della lastra di pietra calcarea eseguita dalla glottologa, Dott.ssa Ilaria Bruni, la quale utilizzando tecniche epigrafiche più moderne, inficia irrimediabilmente il tentativo operato da Don Vincenzo Di Poce.

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