Don Riboldi

 

Era diventato vescovo emerito di Acerra (Napoli), Monsignor Antonio Riboldi. Per tutti era don Antonio. È morto all’alba di oggi 10 dicembre 2017, a 94 anni, il prete che si fece voce dei terremotati del Belice, in Sicilia, che vivevano al freddo nelle baracche e che fu pastore in terra di camorra, in anni in cui i morti si contavano a centinaia,

Chi scrive per motivi di lavoro ha conosciuto personalmente il Vescovo di Acerra, negli anni ottanta, quando a seguito della lotta tra il clan camorristico della NCO (nuova camorra organizzata) di Raffaele Cutolo e la NF (nuova famiglia del clan di Bardellino) i morti per strada non si contavano. Ho avuto modo di constatare come profondo, indelebile era il legame che univa la Chiesa acerrana al suo 'don Antonio'. A molti che mi chiedevano, dove stai? Alla risposta di Acerra, subito associavano a questa città il suo vescovo.

Ho avuto modo di colloquiare con lui per motivi di lavoro, una persona molto semplice che mi ha sempre accolto con un sorriso. Il polo di Acerra era molto legato al suo pastore, tanto che anche dopo la rinuncia all'esercizio episcopale per limiti di età nel dicembre del 1999, è rimasto a vivere in città continuando a celebrare Messa nella Chiesa dell'Annunziata. Più volte, come ha comunicato la Curia, ha dichiarato la volontà di essere seppellito ad Acerra nella sua Cattedrale.

A dare l’annuncio della morte è stata la stessa Curia di Acerra che riporta la sua storia:

“Nominato vescovo di Acerra il 25 gennaio 1978 dal Beato Papa Paolo VI, monsignor Antonio Riboldi fece il suo ingresso in diocesi il 9 aprile dello stesso anno. Sede vacante da 12 anni, ad Acerra c’è da rianimare la vita ecclesiale e da sostenere l’intera comunità tra le problematiche di un momento che richiede la difesa della dignità della persona. Attento fin dal primo momento alla vita e ai problemi di ogni giorno delle persone, l’azione più impegnativa per complessità e per durata è il contrasto alla camorra. Storica la marcia che negli 80’ porta migliaia di giovani ad Ottaviano, città del capo indiscusso Raffaele Cutolo.

«Meglio ammazzato che scappato dalla camorra», ha detto don Riboldi ricordando la risposta della mamma al suo timore quando viveva sotto scorta, «in quel momento – dichiarò il presule in occasione dei suoi 90 anni celebrati nel 2013 nel Duomo di Acerra – mi sono sentito veramente di essere un vescovo, e ho capito cosa significava essere un prelato che deve amare la gente anche se non ricambiato, amare la Chiesa anche se non tutti ti capiscono».

Anche la vita diocesana riprese vigore grazie al carisma e all’impegno di monsignor Riboldi: fiore all’occhiello sono gli annuali convegni diocesani, momenti forti di vita ecclesiale e grazie ai quali arrivano ad Acerra illustri relatori tra cui il cardinale Carlo Maria Martini. Lo stesso Riboldi ricordava spesso con sano orgoglio lo stupore che gli aveva confessato l’arcivescovo di Milano di fronte a tanta vitalità, nonostante le piccole dimensioni della diocesi.

Curioso e aperto alla modernità, Riboldi è stato uno dei primi vescovi a sbarcare su Internet nel 1997: fino a poco tempo fa le sue omelie arrivavano a centinaia di migliaia di persone”

Cordoglio per la morte di monsignor Riboldi, è stata espressa a nome personale e della città, dal sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri. “Le sue idee - ha detto Lettieri - sono state e resteranno patrimonio per tutta la città di Acerra. Pur sapendo delle sue condizioni di salute - ha aggiunto il sindaco - siamo rimasti sorpresi alla notizia della morte del nostro caro Don Antonio Riboldi. La comunità di Acerra ha perso un punto di riferimento importante, un esempio. Monsignor Riboldi ha saputo contenere nel suo cuore tutta la gente, soprattutto quelli che soffrono e sono poveri, una persona di un’alta dirittura morale e una capacità non piccola di cogliere i problemi della gente. Una persona affabile, capace di entrare in dialogo con tutti ma allo stesso tempo molto rigoroso nel suo pensiero. Una vita, la sua, interamente dedicata al servizio della comunità, a favore della legalità e giustizia, impegnato sempre nella lotta contro la criminalità. La sua guida pastorale ha accompagnato la Città in momenti davvero difficili e bui. La nostra Città - ha concluso Lettieri - lo ricorderà sempre con affetto filiale e con devozione. Porteremo sempre nel cuore le sue parole, la sua presenza e le sue omelie”.

Rocco Pagliaroli

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