Fabiola Gabriele 01

Domenica 9 luglio presso l’’hotel Il Cavalier d’Arpino si è tenuto un pomeriggio di poesia incentrato sulla presentazione di un libro di poesie della poetessa Fabiola Gabriele : Il Coraggio di Vivere.

Moderatore: Domenico Rea, interprete delle poesie l’artista lirica Paola Roncolato, sono tra gli altri intervenuti : il Vice Sindaco di Arpino, l’on. Mario Abruzzese, il Presidente Quadrini, la dott.ssa Palattella, il Presidente Agostino Sera, la dott.ssa Rachele Martino, il Maestro Davide Radicioli, l’esposizione critico-letteraria del volume è stata tenuta dal poeta Accademico Federiciano e Accademico Vesuviano Rodolfo Damiani.

Folla delle grandi occasioni a sottolineare l’interesse suscitato da Fabiola.

A seguire esponiamo l’intervento di Rodolfo Damiani

La raccolta di cui godiamo questa sera, un pregio lo esterna immediatamente, costringe a pensare già dal titolo di stampo crepuscolare: Opera prima, sembra scritta da un veterano, ma è un neofita che ha bruciato le tappe, un esordiente che ha ben assimilato gli artifici e il modo di porre un concetto poetico, dosa luci ed ombre da maestro del pennello quale è, ironica di quell’ironia che lascia interdetto l’interlocutore, Fabiola, un nome che viene dall’età classica pieno di delicatezza nel significato che richiama la forza ( la radice – fab - è comune al termine –faba- e al termine – faber -) ( nell’interpretazione astrale il segno zodiacale è il leone , il colore il giallo , il metallo l’oro, la pietra il topazio, il fiore la mimosa),. Fabiola per sublimare il suo io non guarda all’esteriorità, lei si specchia nell’anima e emerge nella sua bellezza interiore, lei non è quello che rende come immagine il vetro argentato è quello che è dentro l’involucro fisico, è la percezione idealizzata del suo spirito è la realizzazione metafisica dell’anima bella del Novalis. Le sue poesie, gioielli che valgono di per se stessi ma messi insieme costituiscono una corona più preziosa della sommatoria degli elementi o quadri che concorrono alla pinacoteca di una vita e non finiscono mai di stupire per la profondità delle sensazioni che suscitano.

Fabiola Gabriele 02

Quale forma nelle sue composizioni, una forma semplice per dire cose profonde, a volte di una chiarezza cristallina a volte di un simbolismo consumato, dall’ermetismo che fa pensare a Saba e ad Ungaretti ci troviamo immersi nel romanticismo del Foscolo dei Sonetti e nel Leopardi dei Canti, senza farsi trascinare nel nulla della deriva pessimista. Le liriche di Fabiola vanno esplorate, srotolate come il DNA, perché liriche di pochi versi nascondono un infinito che mostra sempre nuovi orizzonti. Fabiola ci appare di una complessità filosofica, propria di chi ha lottato contro grandi sofferenze , per cui affiorano in continuazione le componenti classiche della poesia EROS, EPOS, ETOS TANATOS, ma di una serenità propria di chi ha risolto i dubbi, di chi ha esorcizzato il dolore con la costante prospettiva della PIETAS della SPES della FIDES, cristianamente intese come risposta tomistica al nulla casuale dell’età classica. Costante fin dalle prime liriche è il concetto dello scorrere dell’esistenza, il mistero del PANTA REI, una sorta di ineluttabile meccanicità che ci trascina non senza angoscia. Una vita pag. 5, Un trascorrere pag. 9, La luce come attributo della speranza -- oltre il buio pag. 19 . Struggente il modo in cui risolve il problema della morte, legando la Croce all’abbraccio di vita eterna --l a croce oggi pag. 27 il dono pag.37, in cui la Croce è centrale come superamento della morte, l’amicizia come antidoto all’angoscia – il cerchio pag.43, la morte, serenità nella morte e eterno sorriso in morte, pag.53 una assoluta serenità di fronte al grande mistero, la vita che scivola ineluttabile e infine l’eterno sorriso, simbolo di una fede accettata e somatizzata la tristezza e il pessimismo di fondo sono in dissonanza nei sei oceanici versi cristalli pag.61, ma idealmente risolve l’abisso in ---come cenere al vento pag.71 con la forza di chi vuol risalire il pessimismo del dolore e la confusione come corollario di sofferenza nei versi delle liriche sugli angeli, belli ma tristi, ma ritorna subito la speranza ...e più buio nulla sarà. Pag.93 è la chiusura ideale che porta la ricerca poetica di Fabiola a sfociare nel surrealismo di chi pur nel dolore accetta di vivere e di sognare è il sogno che alimenta la speranza.

Grazie Fabiola.”

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