OSPEDALE DI SORA

 

Parlando a margine delle ultime esternazioni dei responsabili del Lazio con alcuni anziani sull’andamento della Sanità, si ricordavano gli anni ’80 , in provincia di Frosinone ,e i tredici Ospedali esistenti nel territorio e mano mano svuotati di significato per far sembrare la loro chiusura come l’unica scelta possibile . Veniva anche stigmatizzato che le chiusure avvennero bipartisan , sei dal centrosinistra e tre dal centrodestra, esempio di una continuità politica che ha fatto della sanità il Grande Teatro che lascia in eredità le tragedie che abbiamo sotto gli occhi. Oggi prendendo per buon peso i day hospital, alcuni solo sulla carta, SCUSATEMI ora si chiamano PAC, la musica in provincia di Frosinone non migliora, la recettività ospedaliera ciociara si attesta intorno ad una percentuale di quasi 1,5 per mille minore di Roma e 1,8 sotto la media italiana

Tali dati implicano tempi di attesa postergati; Pronto Soccorso intasato per mancanza di recettività nei reparti , anche se si mormora che si sta cercando di convincere i pazienti a evitare i P.S.; con questa politica si è legittimata la perdita di Dea di II livello a Frosinone e di I° a Cassino e Sora

Sempre meno credibili appaiono le esternazioni su costruzione di un nuovo ospedale a Sora, adeguamento del San Marciano e ristrutturazione del vecchio SS.Trinità a disposizione come distretto quando ci scontriamo con realtà di carenze assolute e vistose, fino ad ora giustificate dai bilanci asfittici. Per preventivare spese per oltre 130 milioni la regione ha forse trovato la caverna di Alì Babà. Alcuni interlocutori appreso dei dati più recenti sui tempi di attesa per le prestazioni strumentali, in assoluto tra i più lunghi d’Italia, osservavano che parlare di appropriatezza dei livelli delle prestazioni è solo un grottesco espediente per dimostrare l’indimostrabile, per cui insistevano che quando e se partirà l’accordo per la riduzione delle liste di attesa, un protocollo da ben 10 milioni, vada preteso un controllo sociale dal basso e capillare nei territori. La Ciociaria è ormai un deserto sanitario, restano poche oasi che , soprattutto con la buona volontà degli operatori, riescono a sopravvivere . E’ sotto gli occhi di tutti il metodo usato per far giungere i nosocomi alla chiusura : la non applicazione generalizzata del tourn over, che ha reso i reparti sempre meno efficienti, in tal modo i pazienti si allontanano, per cui la chiusura viene accettata come una conseguenza dolorosa ma necessaria

Altro aspetto controverso è il ricorso al precariato , pur trovandoci di fronte a carenze di organico spaventose, che portano alla chiusura dei reparti pur avendo possibilità di assumere giovani laureati , immediatamente operativi fra i migliaia di giovani disoccupati con titoli sanitari specifici. Tutto da esplorare il fenomeno delle prestazioni straordinarie invece di assunzioni. Sul fronte degli investimenti in conto capitale, è vero la mano destra non sa cosa fa la sinistra, contratti di manutenzione che tengono conto solo del costo apparente, ignorando tempi e modi di manutenzione; apparecchiature acquistate e abbandonate al loro destino, con una giustificazione, che condanna non scusa, manca il personale o non abbiamo personale addestrato.

Osserviamo con amarezza che ci troviamo davanti al monumento alla disorganizzazione organizzata, pensando poi di risolvere il tutto con i tickets, le addizionali e le limitazioni di accesso.

Questa sanità è da bocciare senza appello, l’unica ricetta è rimodulare tutta la MACCHINA, disboscare le nicchie di rendite parassitarie, individuare le priorità, programmare e ricordare che, forse come pensa qualcuno è una bottega, ma la merce che si vende è la nostra pelle.

Rodolfo Damiani

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