Lutto

Il giorno 18 dicembre 2016, presso la sua abitazione, sita nella località Sura, all’età di 83 anni è venuto a mancare Di Mario Pietro.

Tutti noi forse distrattamente abbiamo visto l’annuncio funebre ma non siamo riusciti a ricordarlo.

Eppure è stato un personaggio a modo suo che ha servito questa città, in particolare la piccola comunità di Santa Restituta.

Forse la famiglia doveva inserire nel manifesto qualche elemento in più come: Pietrine je sacrestane oppure Pietrine je uénte.

L’altro motivo è quello che lui aveva lasciato il centro Città per ritirarsi in campagna nella località Sura dove coltivava la terra a seguito del matrimonio e dopo il collocamento a riposo, avvenuto nel novembre del 1994 con l’inizio del servizio ministeriale di don Bruno.

Ha servito la Chiesa di Santa Restituta e Sant’Antone per quasi quaranta anni, subentrando nella professione di “sacrestano” al padre. Quindi naturalmente.

Lui ha svolto questa “missione” quando farlo era faticoso e snervante.

Le giornate erano scandite: ore 6,30 apertura della Chiesa e suono delle campane; ore 7,00 celebrazione santa Messa; ore 8,30 di nuovo suono delle campane; ore 9,00 celebrazione della messa cantata; ore 12,00 annunzio del mezzogiorno e chiusura della chiesa; ore 15,00 “je tocche”; ore 16,30 apertura della chiesa e suono delle campane per la funzione; ore 17,00 funzione religiosa; ore 18,00 “Ave Maria”; ore 20,00 Ricordo dei Caduti con il suono della Campana. Naturalmente nel periodo estivo l’apertura e la chiusura erano posticipate di un’ora. Questo riguardava le giornate dal lunedì al sabato.

Il sabato dopo la messa cantata provvedeva alla pulizia della chiesa. Prima di procedere alla pulizia del pavimento, mediante segatura bagnata, sollevava tutti i banchi. La segatura, raccolta presso le segherie esistenti nel nostro Comune, doveva essere rigorosamente di abete per non macchiare il pavimento.

La domenica l’apertura della chiesa avveniva alle ore 5,30 e la prima messa veniva celebrata alle 6, a seguire quella delle 8, quella delle 9,30, delle 11 ed infine quella delle 12,15. La sera prima dell’Ave Maria si celebravano i Vespri. Infine il suono della Campana dei Caduti.

Tutto questo avveniva per l’intero anno.

Nel 1973 mons. Vincenzo Marciano elettrificò il suono delle campane mediante una programmazione e questo allievò molto il suo lavoro, lo rese un po’ più libero, non lo costringeva a rimanere fino a notte fonda per il suono della Campana dei Caduti.

La messa feriale delle ore 7,00 fu tolta, dietro le insistenze, il pastorale benevolo consiglio di S.E. mons. Chiarinelli.

Nella prima domenica di quaresima si celebravano le Sante Quarantore con l’esposizione del SS.mo Sacramento dalla domenica mattina al martedì sera.

L’ostensorio veniva posto su un trono rialzato di qualche metro, sotto una grande corona da cui pendevano dei drappi rossi molto pesanti, circondato da una grande raggiera. Tutto questo veniva preparato con una settimana di anticipo e richiedeva molto lavoro. Doveva scendere dal soffitto questa pesante corona a cui venivano appesi dei pesanti drappi rossi e ai lati delle mensole per reggere la stoffa. Alla fine veniva tirata su la corona e issato il baldacchino su cui posare l’ostensorio. L’operazione della corona avveniva recandosi sul soffitto e camminando sulla trave di cemento, ponendo molta attenzione, perché tutta l’abside è sormontata da una volta ricoperta di canne con su spalmata malta cementizia.

Per procedere all’esposizione del Santissimo occorreva salire una ventina di scalini provvisori poiché il basamento su cui poggiava l’ostensorio era posto molto in alto.

Il lunedì ed il martedì durante la mattinata si celebravano messe ai due altari laterali, qualche volta anche contemporaneamente. La sera c’era la celebrazione dei vespri e la benedizione eucaristica. Il martedì sera le quarantore si concludevano con la celebrazione dei vespri, la processione in chiesa e la benedizione finale.

Allora essere accanto all’altare richiedeva conoscere le risposte in latino, lo spostamento del leggio da una parte all’altra ed alla fine della messa posizionarlo di nuovo sul lato iniziale, la lavanda delle mani, reggere il piattino durante la comunione.

Suonare le campane a festa era un problema ,in quanto occorrevano due persone: una suonava la campana grande e lui salendo molte scale, si portava sul campanile e salendo su un piccolo supporto azionava i due batocchi con le mani in modo da formare un concerto di campane. Stando attento di non toccare con la lana la campana altrimenti si sarebbe lesionata. Pensate quando questo avveniva d’inverno alle ore 5 del mattino.

Durante la settimana si verificava qualche decesso. A quei tempi il sacerdote accompagnato da un chierichetto o dal sacrestano si recava processionalmente con la croce sormontata da un drappo bianco presso l’abitazione del defunto. Indi in chiesa dove era stata predisposta una coperta ed alla fine la salma veniva accompagnata presso il Cimitero per la benedizione finale. Questo succedeva anche quando le giornate erano piovose o ventose.

Siccome abitava presso la chiesa di S. Antonio Abate era l’eremita. Doveva curare la chiesa durante il triduo e il giorno della festa del santo. Allora si celebravano, con inizio alle ore 6, diverse messe fino a mezzogiorno. Nella celebrazione si alternavano i sacerdoti della città.

La domenica successiva si svolgeva il rito delle Quarantore. Anche in questi tre giorni venivano officiate diverse messe.

Nel giorno di S. Marco, al 25 di aprile, una processione si snodava dalla Cattedrale, con la partecipazione del capitolo della Cattedrale, i chierici della Città ed il Vescovo, sostando davanti al portone delle chiese cittadine, dove veniva cambiata la croce di cera incastonata su un cartoncino, si concludeva nella chiesetta di S. Antonio Abate dove veniva celebrata una messa solenne.

Siccome era l’eremita della chiesetta di S. Antonio Abate, provvedeva a suonare le campane oltre che a mezzogiorno, l’Ave Maria, anche quando stava per arrivare una pioggia torrenziale e distruttiva, per ottenere l’intercessione del Santo. Per questo, durante i periodi di riposo, passava di casa in casa nelle abitazioni di campagna a raccogliere una piccola donazione offerta spontaneamente dai contadini che consisteva in uova, ma maggiormente nelle “mappe” del granturco e chicchi di grano.

Questo lo dovevo a Pietrine per le giornate passate insieme, la complicità e la stima che riponeva nella mia persona.

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