Addio a Glucksmann, filosofo e campione dei diritti umani

 L'intellettuale francese aveva 78 anni. Dopo la rottura con il marxismo nel 1975, l'impegno incessante contro ogni forma di totalitarismo e la polemica contro il pacifismo a tutti i costi

Con Bernard-Henri Lévy fu tra i protagonisti del gruppo dei "nouveaux philosphes" e alla fine dei Settanta fece da ponte tra gli intellettuali di sinistra e i liberali, in particolare per una delle sue grandi battaglie per i diritti umani, quella in favore dei profughi in fuga dal Vietnam comunista, i "boat people". Per tutto il resto della sua vita non rinunciò mai all'impegno libertario, alle campagne contro ogni forma di totalitarismo. Con il passare del tempo divenne sempre più critico nei confronti del "pacifismo", fino a sostenere l'intervento contro la Serbia durante la guerra in Kosovo nel 1999 e più di recente quelli in Libia e in Siria, sempre in nome dei diritti dell'uomo. Prese anche le difese degli
indipendentisti ceceni e negli ultimi anni il suo avversario principale è stato il presidente russo Vladimir Putin. Un percorso complesso, quello di Glucksmann: ha sempre rivendicato il suo essere di sinistra, ma non ha esistato ad appoggiare Nicolas Sarkozy nelle presidenziali del 2007.

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