Papa-day, a Prato Francesco sui lavoratori cinesi morti

Trentamila fedeli nella città del tessile. Il vescovo Agostinelli: "Siamo una società in trasformazione". Poi il grande abbraccio di Firenze

Ha parlato della "tragedia dello sfruttamento umano" e del lavoro Papa Francesco. Ha ricordato i sette operai cinesi morti in fabbrica nel rogo di Teresa Moda. Prato lo ha ascoltato in silenzio, abbracciandolo con un lungo applauso. E' stato un richiamo forte: quell'incidente sul lavoro in Chinatown di due anni fa è stato definito dal Santo Padre "una tragedia dello sfruttamento del lavoro umano e delle loro condizioni di vita". Bergoglio ha anche aggiunto: "La vita di ogni comunità esige che si combatta fino in fondo il cancro della corruzione, il cancro dello sfruttamento umano e lavorativo, il veleno dell'illegalità. Non stanchiamoci di lottare per la verità e la giustizia". Il Papa poi è risalito in elicottero ed è arrivato a Firenze dove è stato accolto da un altro bagno di folla. Adesso è cattedrale per la cerimonia religiosa. L'arcivescovo cardinale Giuseppe Betori ha accompagnato il papa all'interno del Battistero dove Francesco si è soffermato davanti alla 'Crocifissione bianca', il dipinto di Chagall esposto per l'occasione. Poi, dopo averlo attraversato, è uscito dal Battistero dalla Porta del Paradiso, prospiciente la gradinata del Duomo davanti al quale il papa è stato accolto dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei. In cattedrale il papa parla ai partecipanti al Convegno ecclesiale italiano, ma prima ascolta le testimonianze.

Le testimonianze. Parla Francesca Massarelli da Torino: "In questo ultimo anno ho dovuto affrontare diverse difficoltà con la malattia di mio papà ci siamo ammalati tutti e la sua morte ci ha lasciato nel dolore. Mio padre mi manca tanto, sul letto di morte gli volevo dire di non avere paura. Diventare cristiani è una gioia e un impegno, un cammino continuo che non ha fine". Pierligi e Gabriella, viviamo a Roma, ci siamo conosciuti dopo il crollo dei nostri precedenti matrimoni cresciuti senza maturità e consapevolezza del matrimonio: "Ci siamo consegnati alla chiesa con le nostre ferite e ci siamo affidate a lei. Ci ha consolato e instradato. Nel 2000 ci siamo sposati con un matrimonio concordatario". Fra le testimonianze anche quella di un cittadino albanese che viveva sotto i ponti e che ha raccontato di essere stato salvato dal parroco di San Gervasio a Firenze che gli ha dato un tetto, lo ha aiutato a trovare un lavoro "come benzianaio e poi ho ripreso i miei studi di ragioneria".

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