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Associazione "Giuseppe e Margherita Coletta - Bussate e vi sarà aperto

 

<<Se amate quelli che vi amano che merito avete? Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori>>. Chi il 12 novembre del 2003 pronunciava queste parole davanti alle telecamere che affollavano la sua casa a poche ore dalla strage di Nasiriyah era Margherita Coletta. In braccio teneva Maria, 2 anni, e da poche ore aveva saputo che suo marito, il vicebrigadiere dei Carabinieri Giuseppe Coletta, era tra i morti del sanguinoso attentato in Iraq. L'abisso le si leggeva in faccia, ma in quel momento la sua fede di granito, più forte dei trecento chili di tritolo che avevano squassato la sua esistenza e quella di altre diciotto famiglie italiane, reggeva di fronte alla prova: "La nostra vita è tutta qua dentro", piangeva indicando il Vangelo.
Una prova che Margherita aveva già dovuto affrontare: poco tempo prima il loro bambino, Paolo, era morto a 6 anni di leucemia. Lei e Giuseppe allora si erano stretti l'uno all'altra: "Noi abbiamo un'unica certezza ed è che Dio ci ama. Se ha permesso questo è per darci un giorno un bene più grande".
L'immagine di quella ragazza con il Vangelo in mano allora fece il giro d'Italia e non solo, entrò nelle nostre case e scosse le nostre coscienze. A chi la interrogava sul coraggio con cui affrontava la perdita del marito rispondeva con fermezza: "La morte non ci ha divisi, Giuseppe è salito al cielo da Paolo e io sono rimasta qui con Maria, ma un giorno saremo ancora insieme".
E Giuseppe? Chi c'era dietro quell'uniforme? Quale motivazione lo aveva spinto a partire per le missioni di pace prima in Albania, poi in Kosovo, Bosnia e Iraq? Ma soprattutto: era un eroe? Il fatto di morire dilaniato da un'autobomba basta per essere definito tale? Sono ancora le parole di Margherita a spiegarlo: "E' un'intera esistenza che ti fa eroe, non la sfortuna di un evento… Se proprio dobbiamo usare questo termine, preferirei dire che mio marito ha fatto della sua vita un atto eroico. E con questo spirito era entrato nell'Arma".
Un eroismo che per concretizzarsi non ha scelto la guerra ma l'amore per il prossimo, in primo luogo i piccoli: sono centinaia le foto che lo ritraggono circondato da bambini, decine le testimonianze che raccontano di quel Carabiniere che, cascasse il mondo, riusciva a fare arrivare dall'Italia giocattoli, medicinali, attrezzi per la scuola, latte in polvere, soluzione fisiologica per neonati...

Il 15 novembre del 2003, dopo quattro mesi di Iraq, lui e i suoi compagni sarebbero tornati a casa. Ma tre giorni prima un camion carico di tritolo si avventa sulla caserma dei Carabinieri. Paradossalmente proprio il 15 novembre i ragazzi tornano, nella stiva di un aereo militare, avvolti nei Tricolore.
Ma la loro missione continua grazie all'Associazione "Giuseppe e Margherita Coletta – Bussate e vi sarà aperto" fondata dalla moglie, che nell'Arma dei Carabinieri non ha mai smesso di trovare l'abbraccio, il conforto, la vicinanza che solo una vera Famiglia sa dare.

Il seme di Nasiriyah (editrice Ancora), il libro che ho appena scritto con Margherita (lei la voce che narra, io la penna che scrive) racconta tutto questo. I proventi del volume vanno interamente all'associazione Coletta. 
Nella prefazione, scritta dall'inviato del Tg5 Toni Capuozzo, la morale: "C'è molto male, in giro, ma anche il bene sa essere contagioso". Nella postfazione della giornalista Ritanna Armeni la più bella gratificazione: "Giuseppe Coletta era andato in Iraq in missione di pace. E mai definizione appare più vera".

Il volume "Il Seme di Nasiriyah" può essere acquistato inviando copia del versamento di € 12.00 sul conto corrente postale intestato all'Associazione "Giuseppe e Margherita Coletta – Bussate e vi sarà aperto" IBAN IT-03-M-07601-17100 -000058220526 all'indirizzo mail "
webmaster@carabinieri.it" specificando come oggetto "Il Seme di Nasiriyah".
L'acquirente riceverà la propria copia presso il proprio domicilio .-
I proventi delle vendite saranno devoluti all'Associazione "Giuseppe e Margherita Coletta, bussate e vi sarà aperto" per portare avanti un progetto riguardante la realizzazione di un centro per bambini orfani nel Burkina Faso in Africa