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9 - Vita Ciociara On line - Luglio 2017

sciare nulla di intentato. Quando arrivò, il cane
entrò nel folto e si schiacciò per terra, immobile,
con la testa girata di fianco e gli occhi spiritati.
- Oh, ora pareggeremo i conti. - brontolò Settimio
e salì su argine per piazzare meglio la fucilata. A
lui, ora, più che incarnierare la beccaccia, premeva
rimediare alla padella fatta in precedenza. Poiché,
è vero, la padella fa parte del contesto venatorio;
però, se si può evitare, è meglio, poiché, una volta
fatta, essa ti si fissa nella mente e ti perseguita per
giorni, settimane e mesi interi... Un frullo improv-
viso, due fucilate in rapida successione e la stra-
maledetta se ne vola a valle, decisa e sicura,
allungando il volo fino alla fine dell’orizzonte.

   - M’è frecate n’atra vòta, mannaggia! – esclamò
Settimio ad alta voce. – Nenn’è aria, ogge. Iame-
cénne, ià!

   Deluso e depresso, se ne tornò lentamente alla
macchina, anche perché cominciava a farsi buio e
il cane non voleva fare più nulla (ma ne aveva ben
donde, visto che erano fatiche sprecate, le sue).
Arrivato alla macchina, il depresso mise il cane nel
bagagliaio, pose il fucile sul sedile posteriore, ri-
chiuse lo sportello, mise in moto, accese i fari e
partì. Ma fatti pochi metri, eccola là, la beccaccia:
plana nel prato illuminato dai fari, si posa al centro
del fascio luminoso, bella, impettita, elegantissima
nella sua livrea; rimane immobile per qualche
istante, poi fa una corsetta di qua, fa una corsetta
di là, si ferma di nuovo, quindi spicca il volo e
scompare nell’oscurità.

     - ’Zza cecà la beccaccia, bèh!… M’è venuta
pure a fa féssa, ih! – bofonchiò Settimio e se ne
tornò a casa ancora più deluso e depresso.

                                        Ottavio Cicchinelli

Le illustrazioni sono state tratte da “Beccacce e
beccaccini” di E. Garavini, Editoriale Olimpia 1997.
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