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8 - Vita Ciociara On line - Luglio 2017

                                         Cosette di casa (dedicate ai confratelli in S. Uberto) -

                                              La beccaccia

                                         A mezzogiorno si ritrovarono tutti a Pantano, stanchi e delusi. Avevano perlu-
                                         strato tutto il territorio, ma di cinghiali neanche un’orma.
                                         - Suó scurte! - disse Uencénze.
                                         - Ie, prò, so’ trevata ’na beccaccia. - disse Gevanne accarezzando Berlindo,
                                         ritenendolo un buon cane da cinghiale - È velata vecine alle Vaschie ’e Dena-
                                         tucce.
                                         - Caspita! – fece mentalmente Settimio, poi salutò in fretta e se ne tornò a
                                         casa. Dove, anziché ripulirsi e restare a pranzo con la moglie, i figli, le nuore
                                         e i nipotini, chiamò il cane da ferma, lo fece salire in macchina e ripartì alla ri-
                                         cerca della beccaccia, prima che ci andassero gli altri (Trancalà specialmente
                                         s’anticipava più degli altri). Arrivato sul posto, Settimio parcheggiò l’auto, fece
                                         scendere il cane, s’allacciò la cartucciera, prese il fucile e s’incamminò. Fatti
                                         pochi passi, il cane si bloccò in una ferma perentoria.
                                         - Ah, sì? L’informazione era giusta, allora. – borbottò Settimio e si mise in po-
                                         sizione per piazzare la fucilata. Parte la beccaccia... Pam pam… Due fucilate
                                         rintronarono nella valle, ma senza levare una piuma alla “regina”. Settimio
                                         ebbe un gesto di stizza; ma poi cercò di consolarsi pensando che la padella
                                         rientra del contesto venatorio. Del resto, se ogni fucilata andasse a segno,
                                         non rimarrebbe ombra di animali sulla terra. E poi ’ste c… de beccacce se suó
                                         ’mparate a velà basse basse: non fanno più quelle belle colonne verso l’alto
                                         che una volta ti permettevano di mirare con calma e sparare con precisione.
                                         Ma tant’è: ogge pure glie ciéglie se suó ’nfavezite. Oh, che munne! Oh, che
                                         munne!
                                         Settimio ripartì alla ricerca della beccaccia. Il cane spaziava in lungo e in largo,
                                         con cerca accurata e costante. Ah, che cane! Solo a guardarlo, il cuore si riem-
                                         piva di gioia e si apriva alla speranza, ma che dico?, alla certezza di ritrovare
                                         la beccaccia fuggiasca. Ma la ricerca, sebbene accurata e prolungata, si ri-
                                         velò infruttuosa. La beccaccia sembrava sparita. Settimio allora si sedette su
                                         una pietra, sconsolato, e dopo aver ripreso fiato, girò lo sguardo intorno, os-
                                         servò attentamente il paesaggio; quindi si domandò:
                                         - Se io fossi una beccaccia e mi trovassi in questa zona, dove potrei volar-
                                         mene per sfuggire al nemico?
                                         Guardò di qua, guardò di là, finché fermò lo sguardo su un ginestreto fuori
                                         mano, poco al di là del colle. Che fosse finita lì, la furbastra? Settimio vi si di-
                                         resse. Non che sperasse troppo di trovarvi la beccaccia, quanto per non la-
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